Risk driver e prospettive

  • Uno dei paesi africani a più rapida crescita, trainata principalmente dagli investimenti pubblici
  • Il nuovo primo ministro sta tentando di far attuare riforme importanti ma difficili
  • La carenza sistematica di valuta estera rappresenta un importante ostacolo per l’economia
  • Ingenti investimenti pubblici e bassi gettiti fiscali fanno lievitare il debito pubblico 
  • Il debito estero rispetto alle entrate da esportazione è rilevante data la base di esportazione esigua
  • Il paese è vulnerabile a siccità, tensioni etniche e prezzo basso del caffè

Fatti & cifre

Pro

  • L’Etiopia ha abbondanti risorse agricole, minerarie e idrologiche
  • Il Governo è intenzionato ad attuare riforme
  • Uno dei paesi a più rapida crescita della regione

Contro

  • Debito estero elevato rispetto alle entrate correnti
  • Sistematiche segnalazioni di carenza di valuta estera
  • Tensioni etniche

Capo di stato

  • Presidente Sahle-Work Zewde (dal 25 ottobre 2018)

Capo del governo

  • Primo Ministro Abiy Ahmed (dal 2 aprile 2018)

Popolazione

  • 109,2 milioni

PIL (2018/2019)

  • USD 80.279 millioni

PNL pro capite

  • 790 (reddito basso)

Valutazione Rischio Paese

Il più antico paese indipendente in Africa, segnato da tensioni etniche

L’Etiopia è lo stato indipendente più antico dell’Africa. Dopo la vittoria ad Adua nel 1896 contro l’Italia, la sua indipendenza è stata riconosciuta dalle principali potenze europee. Durante tutto il periodo coloniale del continente l’Etiopia ha rappresentato un simbolo dell’indipendenza africana. Infatti, diversamente da altri paesi subsahariani, non è mai stata colonizzata, eccetto per la breve occupazione italiana durante Mussolini (1935-1941).

L’Etiopia è stata una monarchia fino al 1974. Il sistema politico in vigore ai tempi dell’ultimo monarca, Hailé Selassié, era essenzialmente un sistema feudale in cui le terre erano considerate proprietà del monarca e dei relativi signori feudali. Le carestie periodiche, lo sfruttamento dei contadini, le questioni terriere, la mancanza di libertà politica e le gravi siccità generarono proteste diffuse e scioperi, che portarono la monarchia a perdere il controllo, e a seguito di un colpo di stato da parte dell’esercito, il regime imperiale fu sostituito da un regime militare di stampo socialista. Negli anni seguenti tuttavia la siccità e il conflitto civile mantennero l’Etiopia in uno stato di instabilità. Solo nel 1991, con l’avvento al potere della coalizione fra il Fronte di Liberazione del Tigré (TPLF) e il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF), il paese riuscì a godere di una certa stabilità politica. La costituzione del 1995 portò alla riorganizzazione del paese in nove stati regionali basati sull’identità etnica e linguistica. La retorica dell’auto-determinazione per le nazioni etiopi riunite in uno stato federale alimentarono le aspettative dei vari gruppi, alcuni dei quali erano in lotta per l’autonomia. Detto questo, l’Etiopia resta una federazione multietnica complessa, con più di 80 gruppi etnolinguistici. Le tensioni etniche a causa di dispute territoriali sfociano regolarmente in violenti disordini. I numerosi conflitti interetnici degli scorsi anni hanno provocato la più grande crisi di sradicamento all’interno di una nazione. Queste continue tensioni etniche sono in gran parte la causa dell’elevato rischio di violenza politica in Etiopia (5/7).

Un vento nuovo soffia su Addis Abeba?

Attualmente la coalizione EPRDF rappresenta il partito dominante, con una struttura integrata che collega i vertici di partito ai quadri nei villaggi. Dal 1991 il partito ha mantenuto un ferreo controllo sul processo politico e sulla vita politica (attraverso presunte persecuzioni, incarcerazioni ed esilio dell’opposizione e brogli elettorali). La coalizione EPRDF è composta da quattro partiti etnolinguistici. Storicamente, il membro più influente è il TPLF tigrino. Secondo le stime i tigrini rappresentano solo il 6% della popolazione, tuttavia mantengono un forte controllo sulla politica, l’economia e l’esercito etiopi. Nel 2018 però all’interno della coalizione si è registrato un cambiamento radicale, con la nomina di un Oromo quale primo ministro – infatti essendo il partito maggioritario, l’EPRDF ha il potere di nominare il primo ministro. In seguito alle dimissioni rassegnate dal precedente premier a causa dell’apparente incapacità di dirimere le rimostranze alla base delle proteste antigovernative in atto dal 2015, l’EPRDF ha eletto un Oromo, Ahmed Abiy. Nonostante gli Oromo, che rappresentano il 35% della popolazione etiope, siano il maggiore gruppo etnico, Abiy è il primo Oromo a ricoprire la carica di primo ministro.

Abiy ha promesso riforme politiche ed economiche di vasta portata. Ha allentato il pugno di ferro della sicurezza di stato, invitato i gruppi d’opposizione politici e armati a rientrare dall’esilio, liberato migliaia di prigionieri politici e concesso una maggiore libertà di stampa. Inoltre, ha posto fine allo stallo con l’Eritrea dettato da un “cessate il fuoco provvisorio” durato 18 anni, riducendo così significativamente il rischio di un conflitto con il paese limitrofo. Abiy è stato in grado di adottare ampie riforme, in quanto il premier in Etiopia gode di poteri esecutivi e la politica economica nasce in gran parte dall’ufficio del Primo Ministro. Tuttavia, Abiy si trova ad affrontare importanti sfide, come dimostra il fallito colpo di stato perpetrato nello Stato dell’Amhara nel giugno del 2019. Inoltre, se in linea generale i cambiamenti che ha messo in atto lo hanno reso popolare, hanno anche dato il via ad un’ondata di disordini e di ultranazionalismo regionale che in passato venivano soppressi dalle forze di sicurezza. Inoltre, i tigrini hanno l’impressione che il premier abbia dei pregiudizi nei loro confronti in quanto sta facendo piazza pulita della corruzione (presumibilmente tenendo loro nel mirino). Sebbene nella politica etiope l’identità etnica sia da sempre un fattore importante, negli ultimi anni il suo ruolo si è intensificato. Oltretutto è probabile che in vista delle elezioni amministrative del 2019 e quelle politiche del 2020 la polarizzazione aumenterà ulteriormente. Detto ciò, non è sicuro che le elezioni potranno avere luogo come da programma a causa delle tensioni etniche e del rinvio del censimento. 

Paese a più rapida crescita della regione

Dal 2000 l’Etiopia è stata una delle economie a più rapida crescita in Africa, dopo decenni di stagnazione. Prima del 2000 il tasso medio di crescita del PIL reale era pari al 2,8% (fra il 1992 e il 2000), ma dal 2000 al 2019 la crescita del PIL reale in media si è attestata al ragguardevole livello del 9,1%. Negli ultimi due decenni la crescita economica è stata trainata principalmente dagli investimenti pubblici infrastrutturali. Come illustrato nel grafico 1, dall’avvio dell’anno fiscale etiope 2018/19, che ha inizio a luglio 2018, la crescita del PIL reale, pur rimanendo sostenuta al 7,7%, ha subìto un rallentamento principalmente a causa della situazione politica avversa e della stasi degli investimenti infrastrutturali. Nel medio termine si prevede un lieve calo della crescita economica attorno al 7%, che resta pur sempre un livello elevato. La siccità continua però a rappresentare un rischio di crescita al ribasso. Negli ultimi anni la siccità si è intensificata in termini di frequenza e di gravità, e il paese si basa su una agricoltura alimentata da pioggia (caffè, tè, spezie…). Inoltre, anche un eventuale significativo peggioramento dei disordini politici avrebbe un impatto negativo sulla crescita economica.

Rischio moderato per il contesto imprenditoriale

Nonostante l’andamento sostenuto della crescita, la valutazione del rischio commerciale sistemico è moderata (categoria B). Fra gli aspetti negativi, il contesto imprenditoriale è piuttosto difficoltoso in Etiopia. Sebbene l’indice Ease of Doing Business sia migliorato nel 2019 rispetto al 2018, l’Etiopia continua a posizionarsi ben al di sotto della media regionale subsahariana, classificandosi al 150mo posto su 189 paesi. Inoltre, la corruzione è piuttosto diffusa, e il birr etiope si sta lievemente svalutando. Di fatto il regime del birr etiope è basato su un tasso di cambio a parità slittante rispetto al dollaro americano. La Banca Nazionale Etiope in passato ha mantenuto il birr etiope relativamente stabile nei confronti del dollaro USA. Quindi, mentre nel 2015 la maggior parte delle economie subsahariane ha subìto forti svalutazioni a causa del rafforzamento del dollaro USA, il birr si è svalutato pochissimo. Tuttavia, il rovescio della medaglia di tale politica monetaria è stato il calo delle riserve valutarie, la segnalazione di carenze di valuta estera e un crescente divario fra il mercato ufficiale e quello parallelo. Nell’ottobre del 2017 le autorità hanno reagito svalutando il birr (del 13% contro l’USD); ciononostante nei mesi e anni a venire è prevedibile che venga attuata una politica di graduale svalutazione rispetto all’USD, in quanto il birr è tuttora sopravvalutato. Infine, l’inflazione è elevata: nel giugno del 2019 si stima si aggirasse attorno al 15%. Dal 2017 il paese subisce una inflazione a doppia cifra, in quanto la svalutazione della moneta fa salire i prezzi. Nei prossimi anni però si prevede che la Banca Nazionale Etiope adotti una politica monetaria più restrittiva che dovrebbe far calare l’inflazione.

Ingenti investimenti pubblici e bassi gettiti fiscali fanno lievitare il debito pubblico

Dal 2012/2013 l’Etiopia registra significativi disavanzi pubblici. I deficit sono il risultato del basso rapporto tasse/PIL - dovuto soprattutto alla inefficienza del sistema fiscale interno - e degli ingenti investimenti infrastrutturali effettuati dal governo. I deficit pubblici hanno fatto lievitare il debito pubblico. Nel luglio 2018 secondo le stime il debito pubblico si attestava al 61,1% del PIL, un livello elevato rispetto al 42,2% del PIL nel luglio 2012. La cosa ancora più allarmante è che secondo le stime il debito pubblico nel luglio 2018 era pari al 500% delle entrate pubbliche, che è un livello altissimo rispetto al 300% circa nel luglio 2012. Tuttavia, si stima che il debito pubblico abbia raggiunto il suo apice e che dovrebbe scendere gradualmente nei prossimi anni fino a raggiungere circa il 54% del PIL nel 2023/2024. Nel luglio 2018 il governo ha annunciato che non avrebbe iniziato a lavorare su nuovi mega progetti, mentre intende concentrarsi sul completamento dei progetti già avviati che sono stati rinviati. Inoltre, i nuovi progetti non potranno contare su finanziamenti non agevolati e i progetti in corso passeranno in gran parte a finanziamenti agevolati. Inoltre, il gettito fiscale dovrebbe aumentare gradualmente grazie a un Programma di Trasformazione Fiscale globale attuato dalle autorità. Detto questo, la spesa pubblica per interessi dovrebbe aumentare nei prossimi anni, anche se rimane ad un livello piuttosto basso. Il motivo è che scadono le dilazioni (“grace periods”) sul debito non agevolato acquisito in passato. Di conseguenza, il disavanzo di bilancio dovrebbe diminuire, ma dovrebbe rimanere significativo nei prossimi anni nonostante gli sforzi in termini di consolidamento fiscale. Inoltre, la spesa pubblica potrebbe aumentare in vista delle elezioni.

Il saldo dei conti con l’estero è vulnerabile a siccità, alti prezzi del petrolio e una moneta sopravvalutata

Il paese ha registrato degli ampi disavanzi di parte corrente dal 2011/2012. Per quanto riguarda le importazioni, per l’Etiopia energia e beni strumentali (per il settore delle costruzioni) sono le voci dominanti. Sul fronte delle esportazioni, i trasferimenti privati giocano un ruolo fondamentale, considerando che nel 2017/2018 hanno inciso per circa il 45% sulle entrate correnti. È probabile che una grossa quota dei trasferimenti provenga dagli USA, dove risiede la maggior parte della diaspora etiope. Inoltre, i trasporti (aerei) – che nel 2016/2017 rappresentavano il 21% circa delle entrate correnti – e le soft commodities (materie prime non metallifere, in particolare il caffè, che nel 2015/2016 incideva per l’8% circa sulle entrate correnti) siano una grossa fonte di proventi da esportazioni. Infine, anche l’assistenza dei donatori rappresenta un importante introito da esportazioni. Nonostante il ragguardevole tasso di crescita del PIL reale, l’Etiopia è ancora tra i paesi a più basso reddito del mondo. Non è quindi sorprendente che l’Etiopia sia uno dei maggiori paesi destinatari di aiuti al mondo.

La bilancia commerciale 2014/2015 ha registrato un significativo peggioramento, in quanto a causa della valuta più forte rispetto ai partner commerciali regionali l’Etiopia ha perso competitività. La svalutazione del birr etiope a ottobre 2017 ha portato ad un miglioramento del saldo di parte corrente a partire dal 2017/2018. Nel 2018/2019, il FMI ha stimato che il disavanzo delle partite correnti fosse pari al -6% del PIL, leggermente in miglioramento rispetto al 2017/2018, quando il deficit era pari al -6,5% del PIL. Il fattore principale è stato il calo significativo delle importazioni del settore pubblico, mentre le importazioni sono cresciute trainate dal trasporto (aereo) e dalle esportazioni manifatturiere, nonostante il calo dei prezzi del caffè e il rialzo dei prezzi del petrolio. Nei prossimi anni il disavanzo di parte corrente dovrebbe gradatamente scendere al -3,4% del PIL entro il 2023/2024. Innanzitutto, il governo si è impegnato a limitare le spese infrastrutturali. In secondo luogo, il paese sta investendo in esportazioni che possano diversificare i prodotti destinati all’esportazione (vedi sotto). Infine, anche l’intenzione del governo di entrare a far parte dell’Area Continentale Africana di Libero Scambio (African Continental Free Trade Agreement) e di accelerare il proprio ingresso nell’OMC dovrebbe migliorare l’accesso ai mercati esteri e sostenere le esportazioni. I rischi di crescita al ribasso sono rappresentati dal potenziale aumento dei prezzi petroliferi, da ritardi nel completamento delle infrastrutture a supporto dell’export, prezzi bassi delle soft commodities, siccità, intensificazione delle tensioni commerciali fra USA e Cina (con impatto sulla crescita dell’economia cinese e mondiale) e minori trasferimenti privati.

I disavanzi di parte corrente sono finanziati dagli IDE e dal debito con l’estero

I disavanzi di parte corrente sono finanziati dagli investimenti diretti esteri (IDE) e dal debito con l’estero. Gli IDE nell’ultimo decennio sono aumentati notevolmente ma restano limitati. Nei prossimi anni i flussi attesi di IDE dovrebbero crescere, dato che l’Etiopia si sta gradualmente aprendo agli investitori esteri (ad esempio nei settori precedentemente inaccessibili, quali energia e telecomunicazioni). L’emissione di titoli di debito ha rappresentato la fonte di finanziamento più importante. Il debito con l’estero è in crescita da quando l’Etiopia ha beneficiato della cancellazione del debito nel 2006 nell’ambito dell’iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries – Paesi più poveri e indebitati). La Cina è un prestatore importante per l’Etiopia ma il governo ha già fatto ricorso anche ai mercati finanziari. Nel 2014, il paese ha debuttato sui mercati finanziari con l’emissione da 1 miliardo di USD di titoli sovrani denominati in euro, con scadenza nel 2024. Nonostante il crescente debito con l’estero, il rapporto debito estero/PIL, che nel luglio 2019 si aggirava secondo le stime attorno al 35%, è abbastanza moderato. Tuttavia, rispetto alle entrate di parte corrente il debito con l’estero nel luglio 2019 si attestava ad un livello elevato pari a quasi il 200%. Ciò detto, il rapporto debito estero/entrate di parte corrente dovrebbe migliorare. Innanzitutto, si prevede una crescita più sostenuta delle esportazioni grazie ai molteplici progetti infrastrutturali dedicati alle esportazioni che dovrebbero diventare operativi. In secondo luogo, l’Etiopia sembra aver rallentato l’accumulo di debito con l’estero da quando nel 2017 il FMI ha segnalato il paese fra quelli ad alto rischio di crisi debitoria. Il rischio principale in termini di classificazione del rischio di medio/lungo termine (nella categoria 6/7) è se i progetti infrastrutturali saranno in grado di generare sufficienti proventi da esportazioni, o meno. Inoltre, nonostante l’impegno a ricorrere a prestiti agevolati, il governo potrebbe rivolgersi nuovamente ai mercati dei capitali, da cui scaturisce un altro rischio rilevante, ossia un potenziale aumento del servizio del debito con l’estero.

L’impegno a favore della diversificazione sarà di beneficio al paese nel lungo termine

Il paese ha incrementato i propri sforzi sul fronte della diversificazione, dato che il governo è preoccupato degli introiti relativamente bassi generati dalle esportazioni. Innanzitutto, l’Etiopia sta cercando di diventare un leader nell’industria leggera in Africa. Il governo preferisce diversificare all’interno del settore della manifattura leggera dato che garantisce maggiori livelli di occupazione rispetto ai settori industriali tradizionali ad alta intensità di capitale. L’Etiopia è il secondo paese in termini di popolazione in Africa, dopo la Nigeria, e quasi il 70% della popolazione è giovane, quindi creare posti di lavoro è importante per la stabilità politica e il governo. Tuttavia, dato che le esportazioni manifatturiere rappresentano solo il 3% delle entrate correnti totali, l’Etiopia ha ancora molta strada da percorrere. Inoltre, per le piccole e medie imprese è ancora difficile riuscire ad accedere al credito di cui hanno bisogno per espandersi. In secondo luogo, le esportazioni idroelettriche dovrebbero crescere. Nel 2011 è iniziata la costruzione della GERD, la grande diga etiope della rinascita (Grand Ethiopian Renaissance Dam). Una volta terminata la sua costruzione, sarà la centrale idroelettrica più grande dell’Africa e la 7a maggiore al mondo. La diga dovrebbe coprire la crescente domanda interna e generare anche significativi introiti dall’esportazione dell’elettricità verso i paesi confinanti. La costruzione della diga sul fiume Nilo Blu e i timori sull’uso dell’acqua del Nilo hanno innescato diversi conflitti con i paesi a valle, quali Egitto e Sudan, che però non dovrebbero inasprirsi o far deragliare il completamento della costruzione della diga. In terzo luogo, nel 2015 l’Etiopia ha annunciato dei piani per l’esportazione di gas naturale in Cina. Negli anni 70 l’Etiopia aveva scoperto vasti depositi di gas nel Bacino orientale di Ogaden. La produzione avrebbe dovuto essere avviata lo scorso anno, ma i conflitti tra il governo e i movimenti ribelli nel Bacino di Ogaden hanno provocato uno slittamento dei piani. Il governo etiope prevede che la produzione inizierà nel 2020 e genererà significativi proventi da esportazione. Infine, il paese possiede le maggiori mandrie totali di bestiame in Africa. Ad oggi le potenzialità in termini di esportazione di carne e prodotti caseari non sono state sfruttate appieno, ma nel lungo termine il settore può generare introiti da esportazione.

Liquidità sotto pressione

Negli ultimi anni la liquidità esterna dell’Etiopia è stata sotto pressione. Per prima cosa il debito a breve, pur partendo da un livello basso, sta aumentando a causa degli sviluppi infrastrutturali. In secondo luogo, gli elevati saldi di parte corrente pesano sulle già esigue riserve valutarie (con una copertura inferiore ai due mesi nel gennaio 2019). Infine, la dipendenza dalle esportazioni di prodotti di base espone il paese ai movimenti di prezzo globali che causano la volatilità degli utili in valuta estera. Il risultato è la frequente segnalazione di carenze di valuta estera. Alla luce di queste circostanze, dal 2017 Credendo assegna all’Etiopia un 6/7 in termini di classificazione del rischio di breve termine, ponendola nella seconda peggiore categoria di rischio.

Analista: Jolyn Debuysscher – J.Debuysscher@credendo.com