Risk driver e prospettive

  • Transizione presidenziale ordinata in una situazione di crescente malcontento sociale.
  • Principali vulnerabilità interne: sistema bancario fragile e tensioni sociali in aumento.
  • Principali minacce esterne: calo dei prezzi delle materie prime, tensioni commerciali e rallentamento della crescita in UE/Cina.
  • Riduzione del rating del rischio politico a BT a 3/7 a causa del calo delle riserve valutarie.
  • Rialzo del rating del rischio politico a MLT a 5/7 a dicembre 2019 a fronte del minor rischio finanziario.

Fatti & cifre

Pro

  • Finanze pubbliche solide
  • Dotazione di ampie risorse naturali
  • Posizionamento favorevole che permette di beneficiare dell’iniziativa Belt & Road (Nuova Via della Seta)

Contro

  • Elevato debito estero
  • Settore bancario ancora fragile
  • Elevata dipendenza da petrolio, Russia e Cina

Capo di Stato e di Governo

  • Presidente Kassym-Jomart Tokayev (da giugno 2019)
  • Primo Ministro Askar Mamin

Popolazione

  • 18,3 milioni

PIL pro capite

  • USD 7.830

Categoria di reddito

  • Reddito medio alto

Principali prodotti in esportazione

  • petrolio e gas (54,4% delle entrate correnti totali), prodotti manufatturieri (11,5%), minerali e metalli (10,1%), trasporti (5,7%)

Valutazione Rischio Paese

Transizione presidenziale ordinata… dove il presidente uscente tiene ancora strette le redini del potere

Il Presidente Nursultan Nazarbayev, al potere sin dall’indipendenza del Kazakistan nel 1991, si è ritirato nel marzo del 2019, dando via all’organizzazione delle elezioni presidenziali che si sono svolte in giugno e hanno visto la vittoria di Tokayev, candidato sostenuto da Nazarbayev, con il 70,8% dei consensi – risultato piuttosto basso secondo gli standard kazaki. La transizione presidenziale avviene in un periodo di crescente malcontento sociale dovuto agli asfittici sviluppi socioeconomici. Nel breve è probabile che le autorità si concentrino su misure volte a promuovere la crescita, migliorare gli standard di vita e mantenere la stabilità sociale, andando a pesare sulle finanze pubbliche.

Di recente in un villaggio in prossimità del confine con il Kirghizistan sono scoppiati scontri violenti fra due diversi gruppi etnici. Eventi simili rivelano la fragilità delle relazioni interetniche in Kazakistan, dove fino ad ora un mix complesso di etnie hanno convissuto in larga misura in armonia fra loro.

A ottobre 2019, il Presidente Tokayev ha trasferito significativi poteri esecutivi al suo predecessore (ad esempio il potere di veto sulle scelte del gabinetto del presidente, ad eccezione dei ministri della difesa, dell’estero e dell’interno), che conserva inoltre un notevole potere come presidente del Consiglio di Sicurezza, leader del partito di governo Nur Otan e membro del Consiglio Costituzionale. Inoltre, sua figlia Dariga Nazarbayeva ha assunto il ruolo di Presidente del Senato, segno che lo scenario di successione dinastica resta probabile. In prospettiva, data la presenza di élite e clan potenti che hanno ammassato grandi ricchezze, è probabile che finiranno per negoziare tra loro allo scopo di mantenere la stabilità politica.

Il Kazakistan, stretto alleato della Russia e membro dell’Unione Economica Eurasiatica, cerca di mantenersi in buoni rapporti con la Russia, l’Occidente e la Cina. La Cina è un importante partner commerciale e di investimenti del Kazakistan. Ne consegue che l’economia kazaka non è immune agli effetti indiretti delle tensioni commerciali tra USA e Cina (anche se nel breve termine pare esservi stato un allentamento delle tensioni). Inoltre, il malcontento e le proteste sono alimentati dalla paura dell’espansione cinese. Non ultimo, dalla morte del Presidente uzbeco Karimov (2016), i rapporti tra Kazakistan e Uzbekistan – tradizionali rivali nella leadership regionale – sono alquanto migliorati, con conseguente crescita degli scambi commerciali tra i due paesi.

Forte crescita ed elevata dipendenza dalle materie prime

Dopo una decelerazione nel 2015-2016, la crescita del PIL reale è ripartita. A fronte di una ampia domanda interna in parte sostenuta da maggiori spese sociali, l’anno scorso il PIL ha registrato una crescita robusta (pari a circa 3,5%) nonostante il rallentamento della produzione petrolifera a causa delle chiusure pianificate nei tre principali giacimenti petroliferi: Tengiz, Kashagan e Karachaganak. Nel 2020 si stima che la crescita raggiunga il 3,5-4% circa grazie alla ripresa della produzione petrolifera. I principali rischi all’orizzonte potrebbero provenire da un forte calo dei prezzi delle materie prime (petrolio e metalli) e un rallentamento della crescita in UE, Cina e Russia, ossia i suoi principali partner commerciali. Naturalmente le ripercussioni del coronavirus potrebbero avere un effetto negativo sull’economia del Kazakhstan (a causa di prezzi petroliferi più bassi e una crescita più lenta in Cina). La portata di tali impatti dipenderà dalla durata dell’epidemia, che per il momento resta una incognita.

A seguito del forte calo dei prezzi del petrolio partito verso la metà del 2014 (vedi grafico 2), nel 2015 il saldo di parte corrente ha registrato un disavanzo (vedi grafico 3). Nel 2019 il deficit di parte corrente è cresciuto rispetto al 2018 a causa di un contesto esterno meno favorevole e una produzione petrolifera in diminuzione. Nonostante le condizioni esterne più difficili, nel 2019 il tasso di cambio è rimasto pressoché stabile.

Dal 2016 gli investimenti diretti esteri (IDE) (principalmente nei settori petrolifero e minerario) sono stati sostenuti, stimolati dai progressi dell’ampliamento del giacimento di Tengiz (il cui completamento è previsto nel 2022-2023). In futuro, la capacità di attirare più IDE – in un paese in cui lo stato continua a giocare un forte ruolo nell’economia -  dipenderà dal contesto finanziario globale e dalla capacità delle autorità di portare avanti l’ambizioso programma di privatizzazione (ossia, il piano di vendere quote della società di oil & gas KazMunayGas, della società produttrice di uranio Kazatomprom, della società ferroviaria Kazakistan Temir Zholy e della società mineraria Tau-Ken Samruk). A novembre 2018, è stata venduta a Londra e sulla nuova borsa Astana International Exchange una quota del 15% del capitale sociale di Kazatomprom. Da allora non è stata avviata alcuna nuova grossa privatizzazione, ma sono state cedute alcune piccole imprese statali.

Finanze pubbliche ancora solide nonostante il deterioramento

Le finanze dell’amministrazione centrale sono buone ma permane una forte opacità nei dati del settore pubblico. Dopo essere salito dal 15% del PIL nel 2014 al 22% nel 2015 (livello ancora basso), il debito pubblico è rimasto in linea di massima stabile. Nel 2019 il saldo di bilancio generale è previsto registrare un leggero disavanzo, in quanto i trasferimenti sociali in tema di istruzione, sanità e politiche per la casa e gli interventi di cancellazione del debito a favore delle fasce di cittadinanza a basso reddito sono aumentati più rapidamente delle entrate. A settembre 2019 grazie alla solidità del bilancio pubblico, le autorità hanno emesso uno Eurobond a 15 anni ad un tasso relativamente basso.

Detto ciò, le vulnerabilità a cui sono esposte le finanze pubbliche scaturiscono dalla dipendenza dai ricavi petroliferi, dalle crescenti tensioni sociali (alimentando la tentazione di aumentare la spesa per arginare l’instabilità sociale), e dalle sopravvenienze passive di partenariati pubblico-privati, imprese statali e del settore bancario, che rimane fragile. Infatti, il calo dei prezzi petroliferi e la svalutazione del Tenge nel 2014-2015 hanno avuto un forte impatto sul settore bancario. Grazie al sostegno da parte delle autorità sotto forma di liquidità, prestiti subordinati e acquisti di sofferenze, il settore bancario si è ripreso. Tuttavia, il livello di crediti deteriorati resta relativamente elevato e i risultati preliminari della AQS (revisione della qualità degli attivi) indica che potrebbe rendersi necessario un capitale aggiuntivo pari a USD 1,2 mld. L’AQS rappresenta una opportunità per sistemare le problematiche del sistema bancario.

Mentre il credito alle imprese resta limitato e costoso (in media a novembre 2019 superiore al 12% per prestiti alle imprese in valuta locale), il credito alle famiglie invece è aumentato, esponendo le banche ad una maggiore vulnerabilità. La mancanza di accesso al credito e i costi di finanziamento relativamente elevati sono tra i fattori che bloccano il rischio commerciale di Credendo, attualmente classificato nella categoria B (su una scala da A a C).

Minore rischio finanziario

Il rischio finanziario relativamente alto – che rappresenta il principale fattore di rischio politico a MLT del Kazakistan – è sceso drasticamente rispetto al picco raggiunto nel 2016, grazie al calo degli indici di debito estero e di servizio del debito. Credendo ha quindi deciso di riclassificare al rialzo il rischio politico di MLT, che a dicembre 2019 è passato dalla categoria 6/7 a 5/7.

Le dinamiche del debito estero sono e restano sensibili alle fluttuazioni dei cambi. Come illustrato nel grafico 4, una cospicua quota del debito con l’estero è rappresentato da prestiti interaziendali (più del 60% a ottobre 2019), fattore che mitiga in parte il rischio finanziario. È aumentato notevolmente nel 2015 e 2016 (in termini assoluti e relativi) e da allora è calato in termini relativi. L’indebitamento con l’estero delle Pubbliche Amministrazioni – sebbene lievemente aumentato – è molto limitato. Anche il debito estero del sistema bancario è molto ridotto e ha seguito una traiettoria discendente durante il consolidamento del settore bancario. Il debito degli altri settori risulta ampiamente stabile. Non da ultimo, il Kazakistan possiede attivi esteri (il Fondo Nazionale della Repubblica del Kazakistan - NFRK) il cui valore nel 2018 era pari al 35% del PIL, il che rappresenta un altro fattore di mitigazione del rischio.

Riserve valutarie lorde sotto pressione

Negli ultimi anni le riserve valutarie lorde (escluso l’oro) sono state sotto pressione. Inoltre, l’anno scorso hanno subìto un notevole calo (vedi grafico 5) in quanto il governo e le imprese statali hanno rimborsato il debito con l’estero, e la banca centrale è intervenuta per sostenere la valuta – nonostante ad agosto 2015 avesse deciso di mantenere il Tenge in fluttuazione libera anziché difendere il sistema di oscillazione limitata rispetto all’USD, e di adottare un regime di “inflation targeting”  – a seguito di deflussi degli investimenti di portafoglio. Di conseguenza a novembre 2019 le riserve valutarie pari a USD 10,2 mld coprivanomeno di due 2 mesi di importazioni (livello minimo dal 2000). Questo forte calo ha indotto Credendo a eseguire nel 2019 un downgrade del rating di rischio politico a breve – che rappresenta la liquidità di un paese – alla categoria 3/7.

Analista: Pascaline della Faille – (P.dellaFaille@credendo.com)