Risk driver e prospettive

  • Graduale indebolimento dell’andamento economico nell’ultimo decennio.
  • Il crollo dell’economia globale dovuto al covid-19 porterà al quarto anno di recessione dal 2016.
  • L’onere del servizio del debito estero supererà i livelli sostenibili.
  • L’elevatissimo livello della disuguaglianza e dei tassi di disoccupazione rappresenta una forte sfida.
  • Esposizione a siccità e carenza di approvvigionamento idrico.

Fatti & cifre

Pro

  • Istituzioni e governo forti
  • Infrastrutture dei trasporti accettabili
  • Politica stabile

Contro

  • Tasso di disoccupazione e disuguaglianza eccezionalmente elevati
  • Forte dipendenza dal settore minerario (in particolare diamanti e uranio)
  • Vulnerabilità agli shock climatici
  • Esposizione alla volatilità dell’andamento economico del Sud Africa (ancoraggio al rand, ricavi SACU)

Capo di stato e di governo

  • Presidente Hage Geingob (da marzo 2015)

Popolazione

  • 2,4 mln

Reddito pro capite

  • USD 5.250

Categoria di reddito

  • Reddito medio alto

Valutazione Rischio Paese

Nell’ultimo decennio gli indicatori economici e finanziari della Namibia hanno subìto un graduale deterioramento, con conseguenti downgrade della classificazione Credendo di rischio politico di medio/lungo termine (MLT) nel 2015, 2019 e nuovamente a maggio 2020, per cui questa economia africana, un tempo florida, è stata riclassificata al ribasso nella categoria 6/7, la seconda maggiore categoria di rischio politico di MLT (proveniente dalla categoria 3/7 prima del 2015). Il recente crollo dell’attività economica globale a causa della pandemia di covid-19 farà piombare la Namibia nel quarto anno di recessione dal 2016. A seguito del conseguente calo delle entrate da esportazione e dall’Unione Doganale dell’Africa Meridionale (South African Customs Union - SACU), è previsto un ulteriore deterioramento dei rapporti di debito pubblico e con l’estero, e l’onere del servizio del debito estero supererà i livelli sostenibili.

Nell’arco di un decennio travagliato l’andamento economico della Namibia ha subìto un costante degrado

A seguito della crisi finanziaria globale del 2008–2009, la Namibia ha adottato una posizione monetaria accomodante introducendo politiche fiscali espansive per rianimare la propria economia, prevalentemente finanziate da finanziamenti pubblici interni ed esteri e investimenti esteri diretti (IDE). Tali politiche hanno incoraggiato una elevata domanda di credito (da famiglie e imprese) e grandi costruzioni, ulteriormente stimolate dal boom dei prezzi delle commodity tra il 2010 e il 2014. Di conseguenza, tra il 2010 e il 2015 la crescita media reale del PIL ha raggiunto il ragguardevole livello del 5%. Fra il 2014 e il 2016, la Namibia ha subìto l’impatto del calo dei prezzi internazionali delle commodity, dato che dipende dalle esportazioni di diamanti e uranio (pari al 39% delle entrate correnti nel 2018), con conseguente calo dei ricavi da esportazione e indebolimento della sostenibilità del debito con l’estero. Il programma di austerità varato dal governo nel 2016, in combinazione alla stagnazione economica in Sud Africa e alla fine della forte spinta agli investimenti, ha influito negativamente sull’attività economica, aprendo le porte ad una recessione nel 2016 (crescita reale del PIL pari a -0.3%) e nel 2017 (-0.1%). Il consolidamento fiscale continua a impattare sul settore delle costruzioni dato che dal 2016 gli investimenti pubblici sono limitati. Nel 2018 la crescita reale del PIL era riuscita a collocarsi in territorio positivo, pur con un risicato 0,3%, ma già nel 2019 si è innescata un’altra recessione (-1.4%) a causa della minore produzione di diamanti (chiusura della miniera di Elizabeth Bay) e della grave siccità che ha colpito la produzione agricola. Inoltre, l’elevatissimo tasso di disoccupazione in Namibia (33% della forza lavoro) limita i tassi di risparmio e di consumo privato. Nel 2020 il paese era pronto a lanciare la ripresa economica trainata dalla crescente produzione diamantifera offshore e dalla rinvigorita produzione di uranio, che avrebbe permesso alla Namibia di diventare il terzo maggiore produttore al mondo di uranio. Sfortunatamente all’inizio del 2020 la pandemia di Covid-19 ha mandato tutto all’aria.

I saldi con l’estero erano già sotto pressione all’arrivo del Covid-19

Al 23 di giugno la Namibia aveva riportato solo 63 casi ufficiali positivi al Covid-19 (nessun decesso), ma, ciò nonostante, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha adottato le misure di contenimento. Il crollo dell’attività economica globale causato dalla pandemia di Covid-19 farà piombare la Namibia in un altro anno di recessione, con una contrazione economica prevista nel 2020 pari al 4,8%. Il forte calo degli utili da esportazione (specialmente diamanti e turismo), la minore spesa al consumo durante il periodo di lockdown e la riduzione degli investimenti pubblici e privati sono alla base della drastica revisione di crescita dopo l’insorgere dell’emergenza Covid-19. La previsione di ripresa del PIL del 3% nel 2021 potrebbe rivelarsi troppo ottimista, a seconda della durata e della gravità dell’epidemia di coronavirus, in particolare in Africa.

Fra il 2014 e il 2016 in media il rapporto deficit corrente/PIL della Namibia si aggirava attorno al 25% del PIL (al netto dei trasferimenti ufficiali) a seguito della forte spinta agli investimenti e ai bassi prezzi internazionali delle commodity. Per finanziare il crescente deficit di parte corrente, la Namibia ha attirato ingenti IDE ed emesso degli Eurobond nel 2011 e 2015, approfittando della forte liquidità allora presente sui mercati finanziari globali. Inoltre, le entrate dalla SACU sono pari all11% circa del PIL della Namibia (nel 2019) e rappresentano una parte vitale delle risorse finanziarie disponibili del paese. Nel 2018 e 2019 il disavanzo di parte corrente è sceso attorno al 12% del PIL (32% delle entrate correnti). Al lordo dei ricavi da trasferimenti ufficiali (principalmente SACU), il deficit di parte corrente della Namibia nel 2018 e 2019 è rimasto piuttosto limitato (rispettivamente pari al 2,7% e 2,3% del PIL). L’impatto del Covid-19 sul saldo delle partite correnti sarà duplice in quanto da un lato le entrate da esportazioni sono destinate a calare, ma anche i costi da importazione diminuiranno significativamente a causa dei bassi prezzi internazionali del petrolio e i minori costi legati agli investimenti. Dal 2018 le politiche commerciali avverse e la crescente avversione al rischio da parte degli investitori globali hanno avuto un impatto negativo sul conto capitale, che si è tradotto in un minore afflusso di IDE e di investimenti di portafoglio. Le riserve valutarie della Namibia sono strutturalmente piuttosto basse e a febbraio 2020 hanno raggiunto una copertura delle importazioni pari a 2,4 mesi. 

L’onere del servizio del debito estero potrebbe diventare insostenibile

Nell’ultimo decennio il dollaro namibiano ha perso metà del proprio valore rispetto all’USD a causa della volatilità al ribasso del rand sudafricano a cui è ancorato. L’incremento degli afflussi di capitale da emissione di titoli di debito (Eurobond) ha aumentato ulteriormente la pressione al rialzo sui coefficienti di debito con l’estero della Namibia. Il rapporto debito estero/PIL è passato dal 31% nel 2010 al 63% nel 2019 ed è destinato a crescere ancora nel 2020. Tuttavia, più della metà del debito estero è emesso dal settore privato. La posizione finanziaria della Namibia si indebolirà ulteriormente a causa della contrazione economica e dei significativi fabbisogni finanziari per gestire la crisi attuale. Il paese però, classificato nella categoria di reddito medio alto, non si è mai rivolto al FMI da quando ne è diventato un membro nel 1990, e non ha richiesto il supporto del FMI a seguito dell’epidemia di coronavirus. Nondimeno, l’onere finanziario annuale del servizio del debito estero dal 2015 è stato superiore al 20% delle entrate correnti, e nel 2019 ha raggiunto il 39% (31% delle entrate correnti al lordo dei trasferimenti ufficiali). Nel 2020 e 2021, i costi del servizio del debito sono previsti in aumento, andando a superare i livelli sostenibili, e gettando il paese nella peggiore posizione finanziaria dalla sua indipendenza.

Un sistema politico stabile alle prese con emergenze socioeconomiche e finanze pubbliche in diminuzione

Oltre agli ingenti deficit di bilancio annuali registrati dalla Namibia fra il 2014 e il 2019 (in media pari al -6% del PIL), anche la sostenibilità del debito pubblico è stata fortemente minata. Anni di elevato indebitamento pubblico con ricorso ai mercati del debito interno e internazionali hanno fatto salire il debito pubblico totale al 56% del PIL nel 2019 (rispetto al 28% del PIL nel 2014), di cui più della metà detenuto internamente (denominato in dollari namibiani o rand sudafricani). A fronte del  previsto aumento del deficit di bilancio nel 2020, si stima che l’indebitamento pubblico schizzi al 67% del PIL quest’anno (pari a più del 200% delle entrate pubbliche di quest’anno). Il partito di maggioranza del paese, la SWAPO (South West African People’s Organisation), è al potere dal 1990 e con la rielezione ad un secondo mandato quinquennale del presidente Hage Geingob nel 2019 dovrebbe continuare a dominare. Il paese è noto per i suoi elevati standard di governance e per il quadro istituzionale stabile. Sebbene la Namibia abbia fatto notevoli progressi sul fronte della riduzione della povertà dagli inizi degli anni 90, il livello di disuguaglianza è ancora fra i più alti al mondo e la disoccupazione affligge il 33% della popolazione attiva. La corrente di sinistra più radicale in seno alla SWAPO ha continuato a chiedere che si attuassero riforme terriere e politiche di ridistribuzione della ricchezza per fronteggiare la tripla sfida degli elevati livelli di povertà, disuguaglianza e disoccupazione. Nel 2019 il presidente Geingob ha dichiarato lo stato di emergenza a causa della siccità incontrollabile. Il risultato è che mezzo milione di Namibiani si trovano ad affrontare l’insicurezza alimentare e la carenza idrica, che richiedono immani interventi di soccorso. 

Analista: Louise Van Cauwenbergh – l.vancauwenbergh@credendo.com