Risk driver e prospettive

  • La pandemia controllata alimenta una resilienza economica considerevole.
  • La forte domanda di dispositivi medici ed elettronici e gli investimenti pubblici in crescita hanno sostenuto l’economia.
  • I rischi paese non hanno subito deterioramenti e le valutazioni del rischio restano invariate.
  • I principali rischi sono rappresentati da shock esterni, banche statali e finanze pubbliche.
  • Le tensioni commerciali e la riconfigurazione delle catene di approvvigionamento e distribuzione stanno beneficiando il Vietnam.

 

Fatti & cifre

Pro

  • Elevata stabilità politica
  • Diversificazione economica e graduale aumento delle esportazioni manifatturiere
  • Destinazione attraente per gli IDE dirottati dalla Cina
  • Impulso economico da integrazione economica regionale e accordi commerciali primari

Contro

  • Rischi moderati dal fronte delle finanze pubbliche
  • Mancanza di trasparenza pubblica
  • Settore bancario vulnerabile
  • Tensioni con la Cina nel Mar Cinese Meridionale

Capo di Stato

  • Presidente Nguyen Xuan Phuc

Popolazione

  • 96,5 milioni

PIL pro capite

  • USD 2.540

Categoria di reddito

  • medio bassa

Valutazione Rischio Paese

Un raro vincitore nella crisi da Covid-19

Il Vietnam è stato uno dei pochi paesi a manifestare una elevata resilienza nel corso dello shock pandemico senza precedenti, e il merito va ascritto in larga misura ad un contenimento del virus rapido, rigoroso e molto efficace messo in atto all’evidenziarsi della pandemia nella contigua Cina. Il divieto tempestivo di spostamenti e viaggi, i test e il contact tracing su larga scala in aggiunta alle misure di contenimento hanno aiutato a tenere il virus sotto controllo. Quindi, mentre la maggior parte dei paesi è stata duramente colpita e ostacolata dall’impatto economico del virus, l’economia vietnamita ha continuato a operare ad un buon ritmo, seppur rallentato, nonostante un elevato livello iniziale di interruzione delle attività, permettendo al paese di registrare un andamento economico eccezionale in un anno di recessione globale record che ha coinvolto tanto le economie avanzate quanto quelle emergenti in tutte le regioni mondiali. Per il Vietnam, il rallentamento della domanda globale è stato più che controbilanciato dalla forte domanda di dispositivi medici, elettronici e di computer innescata dalla crisi da Covid-19, per cui l’anno scorso il paese ha registrato una crescita delle esportazioni di beni. Il tutto mentre il Vietnam stava già delineandosi fra i vincitori in seguito alle sanzioni commerciali americane contro la Cina, come si evince dal balzo registrato dagli IDE e dalle esportazioni (verso gli USA) prima della crisi da Covid-19. Anche gli investimenti pubblici infrastrutturali in crescita hanno giocato un ruolo significativo nel sostegno delle attività economiche. Un ulteriore stimolo è giunto dalla politica monetaria più accomodante – incluso il taglio del tasso di riferimento ufficiale della Banca Statale del Vietnam dal 6% al 4%. D’altro canto, le esportazioni di servizi hanno subìto un crollo, dato lo stop globale al turismo, i trasferimenti privati hanno segnato un calo vertiginoso, e gli IDE e il consumo privato hanno registrato un forte rallentamento, andando a pesare sulla crescita annuale totale del PIL.

L’outlook per il rischio è positivo

Il Vietnam è rimasto in larga misura immune alle successive ondate di pandemia che attualmente stanno colpendo molte aree del mondo, e le autorità si prenderanno del tempo per vaccinare la popolazione, il che significa che le misure anti-Covid potrebbero essere mantenute ancora per molti mesi. Nel frattempo, le autorità guardano con ottimismo al futuro confidando di portare avanti la storia economica di successo del paese, che negli ultimi due decenni è stata caratterizzata da un tasso di crescita medio del 6,8%. Un risultato considerevole nel contesto della Covid-19 è dato dal fatto che i rischi economici e finanziari del Vietnam non sono aumentati. Sebbene la crescita del PIL abbia toccato i minimi (+2,8% secondo il rapporto sulle Prospettive Economiche Globali della Banca Mondiale del gennaio 2021) dalla metà degli anni 80, nel 2020 è rimasta in territorio positivo – diversamente dalla maggior parte degli altri paesi peer nella regione – e si prevede in forte accelerazione quest’anno e il prossimo fino a toccare il 6.5%-7%.

Gli indici del debito estero sono rimasti bassi e il servizio del debito è aumentato in modo impercettibile, mentre l’avanzo di parte corrente è tuttora presente nonostante sia leggermente diminuito. Le prospettive post-Covid-19 sono positive per questi fattori di rischio sulla scorta di una ripresa economica globale. Inoltre, la resilienza macroeconomica e le previsioni solide dovrebbero sostenere la stabilità valutaria in futuro. Meno soddisfacenti risultano le finanze pubbliche, che rappresentano un punto debole strutturale. Tuttavia, hanno registrato un deterioramento molto limitato, in quanto le autorità, costrette dalla mancanza di spazio di manovra fiscale, hanno messo in atto uno stimolo minimo, riuscendo ad evitare che il disavanzo di bilancio superasse il 6% del PIL nel 2020 e mantenendo il debito pubblico ad un livello di incidenza stimata sul PIL pari al 46,6% (43,3% in 2019). Il calo delle entrate pubbliche (al di sotto del 18% del PIL) risulta comunque problematico dato l’incremento del debito pubblico - con una quota dominante verso l’estero – e dei pagamenti degli interessi, e richiederà di mantenere una politica di bilancio cauta. Detto ciò, il rischio collegato alle finanze pubbliche vietnamite resta moderato. Inoltre, nel medio termine, la forte crescita del PIL, le entrate in ripresa e le spese contenute potrebbero alimentare un graduale calo del debito pubblico e del disavanzo di bilancio.

Un altro rischio è rappresentato dal settore bancario fragile, soprattutto data la situazione del rapporto credito/PIL che è ulteriormente salito al di sopra del 100% e dei ristretti buffer di capitale delle banche pubbliche. L’elevato indebitamento nell’immobiliare e il forte deterioramento dei bilanci delle imprese che hanno subìto il maggior contraccolpo da Covid-19 – in particolare nel settore terziario – potrebbero avere un impatto sulle banche attraverso una ondata di default e un aumento delle sofferenze. A tale riguardo, il governo è in procinto di pianificare un certo grado di ricapitalizzazione delle banche pubbliche.

Le tensioni commerciali e l’impatto della Covid-19 sulle catene di approvvigionamento e distribuzione generano benefici

Il Vietnam si trova a fronteggiare dei rischi di ribasso, soprattutto esogeni. La sua economia molto aperta e vocata all’esportazione è altamente esposta agli shock esterni. Nel breve termine, una pandemia da Covid-19 prolungata continuerà ad ostacolare l’andamento economico mentre sicuramente il protezionismo continuerà a crescere a livello globale nel lungo termine andando potenzialmente a danneggiare l’economia vietnamita. Ciò detto, finora il Vietnam ha beneficiato dal mutamento del contesto commerciale e dalla riorganizzazione della catena di approvvigionamento e distribuzione globale in atto. Innanzitutto, la guerra commerciale americana contro la Cina è destinata a perdurare, il che permetterà al Vietnam di continuare a beneficiare del dirottamento dei commerci dalla Cina. Inoltre, contrariamente alle sanzioni commerciali minacciate da Trump motivate da una impennata del disavanzo commerciale bilaterale americano e da presunte manipolazioni valutarie, l’amministrazione Biden potrebbe allentare la pressione su un alleato regionale. In secondo luogo, la Covid-19 ha scosso le catene di distribuzione globali, cosa che nel lungo termine potrebbe andare a vantaggio del Vietnam, in quanto viene considerato una piazza di investimento stabile per la ricollocazione delle attività nel Sud Est Asiatico. In terzo luogo, il Vietnam ha siglato due importanti FTA (accordi di libero commercio) nel 2019-2020 che daranno impulso agli afflussi commerciali e agli IDE: uno con l’Unione Europea nel 2019, seguito dal Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP), ossia il maggiore FTA al mondo, sottoscritto a metà novembre dai paesi dell’ASEAN, fra cui Cina, Giappone e Corea del Sud.  Negli ultimi anni, il Vietnam è diventato una calamita per le grandi multinazionali quali Samsung e Apple, attirate in particolare dalle forti prospettive di crescita, una forza lavoro a basso costo e un clima favorevole agli investimenti, dove installare grandi siti manifatturieri. L’ascesa dell’economia vietnamita lungo la catena del valore e l’integrazione di tecnologia superiore proseguiranno.

Continuità delle politiche governative e stabilità delle valutazioni dei rischi da parte di Credendo

Gli sviluppi in termini sanitari ed economici nel 2020 hanno permesso al CVP (Partito Comunista del Vietnam) di festeggiare in occasione del tredicesimo Congresso Nazionale quinquennale, che si è concluso ad inizio febbraio. Il settantaseienne Segretario Generale del CPV Nguyen Phu Trong ha mantenuto il suo ruolo a capo del paese in quanto è stato rieletto per il terzo mandato nell’ambito di un ampio rimpasto del Comitato Centrale e della leadership. È stata confermata la direzione politica generale anche per i prossimi anni, in cui l’economia e il proseguimento della sua liberalizzazione rappresentano una priorità fondamentale e garantiscono la stabilità del regime mono-partitico. Ne consegue che la stabilità politica e la continuità delle linee politiche sono destinate a durare e aiutano a rendere il Vietnam un posto interessante per gli investimenti esteri. Tuttavia, non è detto che il futuro si prospetti essere un lungo fiume tranquillo. La mancanza di trasparenza pubblica resta un problema, e la restrizione delle libertà in generale è aumentata durante la pandemia, mentre le proteste dei contadini per i terreni agricoli rappresentano rischi regolari di instabilità sociale locale. Inoltre, il cambiamento climatico, rappresentato principalmente da un intensificarsi dei fenomeni alluvionali, e il rapido invecchiamento della popolazione, sono le principali sfide che il paese deve affrontare. Sul fronte estero, le tensioni nel Mar Meridionale Cinese per la posizione più assertiva della Cina, pur essendo state gestite finora, resteranno il rischio dominante, e porteranno a legami più stretti con gli USA sul fronte della difesa.

Durante la pandemia da Covid-19, Credendo ha mantenuto inalterate le valutazioni di rischio politico. Il rating di rischio politico a BT dovrebbe mantenersi stabile a 2/7 grazie alla liquidità resiliente. Grazie alle riserve valutarie record, le coperture arrivano a più di 3,5 mesi di importazioni e a tre volte un livello stabile del debito estero di breve termine. Il rating del rischio politico a MLT ha un outlook positivo a 4/7. Non si esclude un upgrade una volta risolta la pandemia da Covid-19 se la maggior parte dell’incertezza ad essa collegata svanirà, se la situazione economica globale si normalizzerà e il forte impulso economico del Vietnam riprenderà.

Analista: Raphaël Cecchi – r.cecchi@credendo.com