Risk driver e prospettive

Da quando nel 2011 la giunta militare ha deciso a favore dell’apertura sia economica che politica del paese, i progressi raggiunti sono stati ampi e davvero impressionanti. Dopo un governo militare durato 50 anni e la vittoria storica dell’opposizione nelle elezioni democratiche del novembre 2015, il Myanmar oggi è guidato da Aung San Suu Kyi e il suo partito, l’NLD. Tuttavia i militari, che continuano a mantenere un ruolo politico attivo allo scopo di difendere i propri privilegi, potrebbero ostacolare le riforme politiche.  Far cessare i persistenti conflitti etnici e soddisfare le elevate aspettative della popolazione rappresentano sfide di grande portata per l’inesperto governo civile. Va detto che quest’ultimo si trova ad operare in un contesto ottimale, essendo sostenuto diplomaticamente e finanziariamente dalla comunità internazionale – le ultime sanzioni USA sono state rimosse – ed essendo il paese collocato fra India e Cina. Nel medio/lungo termine (MLT), l’economia diversificata del Myanmar dovrebbe poter continuare a beneficiare del boom trainato da IDE, materie prime, industria manifatturiera e turismo. Di conseguenza, a fronte dei rapidi conseguimenti politici, economici e normativi riportati negli ultimi anni, dell’enorme potenziale economico del paese e dell’incessante impegno riformista del governo, il Gruppo Credendo ha ravvisato l’opportunità di riaprire la copertura del rischio politico MLT nel Myanmar con un upgrading del rating a novembre da 7/7 a 6/7. Inoltre all’inizio del mese scorso, il rating del rischio politico a breve termine era stato rivisto in miglioramento da 5/7 a 4/7 sulla scorta del contesto politico stabilizzato che favorisce la fiducia degli investitori e dei consumatori, permettendo il proseguimento del boom economico del Myanmar.

Nonostante questo cambiamento tanto simbolico quanto degno di nota sia un favorevole auspicio che induce all’ottimismo, ci vuole ancora una buona dose di cautela. Oltre all’incertezza politica futura, le prospettive del Myanmar sono offuscate da vulnerabilità esterne, soprattutto i prezzi bassi delle commodity, considerando che il Myanmar è un esportatore netto di carburanti, e la domanda cinese, nonché dalle sfide interne, per esempio mantenere la stabilità macroeconomica in una economia a rapida crescita. In particolare va sottolineato che l’economia del Myanmar è tuttora in transizione e ha ancora molta strada da percorrere, in particolare rispetto alla ristrutturazione delle aziende di stato e alla espansione del settore bancario e finanziario sotto-sviluppato. Inoltre il contesto imprenditoriale difficile, che si è riflesso in un rating del rischio commerciale sistemico posto dal Gruppo Credendo nella classe più elevata (C), deve fare notevoli progressi prima di poter beneficiare di un netto miglioramento, stretto fra le scarse capacità istituzionali e gli interessi acquisiti dei militari.

Fatti & cifre

Pro

  • Debito pubblico/estero basso
  • Ricchezza di risorse naturali
  • Costo del lavoro competitivo e forza lavoro giovane
  • Collocato tra India e Cina

Contro

  • Incertezza politica a causa del mandato politico impegnativo e della giunta militare che mantiene un saldo ruolo politico
  • Conflitti prolungati in un paese multi-etnico
  • Capacità istituzionali scarse
  • Contesto imprenditoriale difficile, economia di transizione

Presidente e Capo del Governo

  • Mr Htin Kyaw (NLD)

Elezioni presidenziali e legislative (mandato quinquennale)

  • Elezioni presidenziali (da parte di un collegio elettorale): le ultime nel marzo 2016
  • Elezioni legislative: le ultime nel novembre 2015

Popolazione

  • 53.9 mln

Reddito pro capite

  • USD 1.280

Categoria di reddito

  • Basso

Principali prodotti esportati

  • Gas (25,7% delle entrate correnti), trasferimenti privati (10,5%), turismo (9,6%), abbigliamento (8,9%), legname (5,5%)

Valutazione Rischio Paese

Rapida transizione democratica…

La transizione democratica del Myanmar prosegue il suo corso dopo aver superato con successo il banco di prova politico più difficile dal colpo di stato militare del 1962. Nel novembre del 2015 il partito di opposizione National League for Democracy (NLD) ha ottenuto pacificamente una vittoria schiacciante alle elezioni generali democratiche di portata storica – le prime elezioni libere dal 1990. La vittoria ha rappresentato il culmine di un periodo di inaspettata apertura politica (liberazione di prigionieri politici, la mitigazione della censura sui media, elezioni suppletive vinte dall’NLD, ecc.) avviata dall’ex-Presidente e ex-leader dell’USDP (partito sostenuto dai militari e attualmente il principale partito di opposizione) Thein Sein dal 2011. Nell’arco di pochi anni il Myanmar ha fatto passi da gigante, già solo uscendo da un isolamento internazionale che si protraeva da decenni, in quanto sotto la dittatura militare il paese era un paria. Il ritorno simbolico in seno alla comunità internazionale si è evidenziato nel 2013 con il significativo allentamento delle sanzioni economiche internazionali (introdotte nel 1988 e successivamente inasprite), definitivamente eliminate dall’UE e mitigate dagli USA.

…ma i militari hanno mantenuto i propri privilegi

Sebbene la costituzione le impedisca di accedere alla presidenza, Aung San Suu Kyi, leader storico dell’opposizione e figlia dell’eroe della lotta indipendentista birmana Aung San, è di fatto il leader del paese, in quanto Segretario Generale dell’NLD e stretta collaboratrice dell’attuale Presidente Kyaw. Grazie alla maggioranza assoluta di cui gode in Parlamento, l’NLD ha a disposizione poteri forti per portare avanti la transizione politica di Thein Sein. Tuttavia, nonostante le elezioni del 2015 rappresentino una pietra miliare lungo il percorso democratico del Myanmar, la giunta militare non ha ancora ceduto i pieni poteri all’NLD. Al contrario, in conformità alla Costituzione del 2008, la giunta militare mantiene riservato a proprio favore il 25% dei seggi in Parlamento, ossia una minoranza che impedisce qualsiasi modifica alla Costituzione, allo scopo di proteggere i privilegi dell’esercito. Inoltre la giunta mantiene un importante ruolo politico attivo attraverso il controllo di tre ministeri di importanza cruciale (Difesa, Interni e Ministero delle Frontiere) e ha il potere di sospendere o deporre il governo guidato dall’NLD per motivi di sicurezza nazionale e stabilità interna. In questo contesto, le riforme costituzionali ed economiche potrebbero essere ostacolate, alimentare attriti fra i campi avversi e rallentare il processo di transizione. Di conseguenza, se il governo formato lo scorso marzo vorrà portare avanti il proprio programma, dovrà muoversi con molta cautela per non minacciare gli interessi acquisiti dei militari. Finora la collaborazione è stata costruttiva.

Un programma di governo impegnativo accoglie con favore la rimozione delle rimanenti sanzioni statunitensi

In qualità di Ministro degli Esteri, Aung San Suu Kyi ha già fatto delle visite di alto profilo in Cina e negli USA, un segnale in direzione della normalizzazione delle relazioni e un modo per promuovere scambi commerciali e investimenti futuri. Il dividendo democratico e ovviamente anche le prospettive di investimento hanno convinto gli USA ad annunciare la cessazione delle restanti sanzioni (ad eccezione dell’embargo sulle armi), e la futura estensione del loro Sistema di Preferenze Generalizzate (Generalised System of Preferences – GSP), seguendo così l’esempio dell’UE, anche se con tre anni di ritardo. Questo è il primo risultato tangibile per il governo NLD e il suo programma molto impegnativo. Il principale rischio nel medio termine risiede nella possibilità che le enormi aspettative della popolazione vengano deluse, a partire dal miglioramento delle condizioni socio-economiche e la riduzione della povertà, soprattutto data la complessa gestione macroeconomica richiesta ad un governo inesperto. Dato che la popolazione per la maggior parte povera non beneficia del boom economico, il rapido sviluppo economico si accompagna ad un aumento delle proteste sociali, come difatto si sono osservate negli ultimi anni, alimentate principalmente dal degrado ambientale e dalle controverse confische di terre per progetti industriali in un paese ancora a stragrande vocazione agricola.

Sicurezza messa a repentaglio dagli incessanti conflitti etnici

Mettere fine ai continui conflitti etnici rappresenta un’altra priorità per il governo.  Il Myanmar è una delle nazioni a più elevata diversità etnica del mondo e di conseguenza è sempre stato un paese complesso da amministrare. Per questo motivo la storia del Myanmar è caratterizzata da molteplici conflitti fra gruppi di minoranze etniche e l’esercito in territori contesi, soprattutto nelle zone di confine. Dopo i numerosi tentativi falliti da parte della giunta di istituire un cessate il fuoco duraturo, il governo recentemente ha avviato il processo di pace Panglong che vede il coinvolgimento di tutti i gruppi etnici armati. L’impegno dell’NLD alla creazione di uno stato federale per garantire la riconciliazione nazionale risponde alle richieste di maggiore autonomia e pari diritti da parte dei gruppi etnici. Nel breve termine questa iniziativa positiva potrebbe portare una certa stabilità, per quanto fragile, come dimostrato dagli ultimi scontri armati nel nord del paese.

Il raggiungimento di un accordo di pace nazionale completo e sostenibile resta una possibilità molto remota. La cessazione di un conflitto armato che dura da decenni, il disarmo e un cambiamento di assetto politico, se mai avranno luogo, potrebbero richiedere anche un decennio, mantenendo così in essere il rischio di disordini in zone remote. Un’altra fonte di instabilità è il crescente nazionalismo buddista che sta prendendo piede sotto forma di violenti attacchi contro i musulmani, in particolare la minoranza Rohingya, anche questo un punto controverso con alcuni partner esteri.

Boom di una economia promettente e interessante

Il Myanmar sta attraversando una rapida trasformazione economica, che ha preso avvio dall’apertura economica resa possibile nel 2011 dell’ex-Generale Thein Sein. La progressiva normalizzazione dei rapporti con i creditori esteri e il reintegro nell’economia globale hanno sostenuto la crescita del PIL tra il 2012 e il 2015, che ha raggiunto un tasso medio del 7,9%, il secondo maggiore tasso di crescita in Asia – seppure si partisse da un livello basso – che secondo le previsioni nei prossimi cinque anni dovrebbe attestarsi al 7,7%.

Queste performance così robuste in una economia diversificata sono trainate dalla crescita degli IDE, dallo sviluppo infrastrutturale, una industria manifatturiera solida e un turismo in forte espansione. Sono molti i fattori che in futuro dovrebbero promuovere un elevato interesse da parte degli investitori e sostenere le esportazioni del Myanmar. È un paese che vanta una grande ricchezza di risorse naturali (legname, attività minerarie…), in particolare il gas, che lo porta ad essere un esportatore netto di combustibili, mentre permane l’elevato potenziale in termini di energia idroelettrica, agricoltura e petrolio offshore. Tuttavia, se i prezzi degli idrocarburi dovessero mantenersi bassi, potrebbero danneggiare molti progetti oil & gas oggi in cantiere.

Un altro punto di forza è rappresentato dalla forza lavoro giovane e a basso costo su cui può contare l’industria manifatturiera che sta andando bene rispetto ai competitor regionali, soprattutto il settore dell’abbigliamento che sta registrando una rapida espansione, e che dovrebbe permettere al paese di diventare una meta primaria per il reinsediamento regionale. Inoltre il prolungato isolamento fa sì che ci sia molto da fare, dallo sviluppo delle infrastrutture in cattivo stato, all’espansione di un mercato dei consumatori in larga parte ancora da penetrare. Di conseguenza, gli IDE registrano una rapida tendenza al rialzo (in primis l’energia, seguita dalle telecom e dal settore manifatturiero), sostenuti da diverse zone economiche speciali, una nuova legge sugli IDE e dall’impulso positivo dato dal nuovo governo (per esempio la rimozione delle restanti sanzioni USA). Le IDE traggono beneficio anche dalla collocazione ideale del paese, posto tra la Cina e l’India. Quindi dovrebbero essere sufficienti a finanziare l’ampio (ma previsto in diminuzione) disavanzo di parte corrente – che secondo le stime dovrebbe raggiungere il 33,5% dei proventi dalle esportazioni nel 2016 – a partire dal 2018.

Le finanze pubbliche sono moderate, con un debito pubblico basso pari al 34,2% del PIL nel 2016, specialmente dopo che la quota estera è stata quasi dimezzata nel 2013/14 (vedi infra), e che nel medio termine è previsto attestarsi attorno al 35% del PIL. Tuttavia si stima che il deficit di bilancio resti sopra quota 4% del PIL entro il 2021 vista la spesa pubblica in aumento e le entrate compresse dai prezzi dell’energia più bassi.

Ottimismo offuscato da vulnerabilità esterne…

Nonostante il quadro generale risulti positivo grazie anche al forte sostegno da parte della comunità internazionale, i rischi strutturali attenuano l’ottimismo. Sebbene i progressi economici raggiunti siano impressionanti, il Myanmar presenta ancora molti rischi che si prevede persisteranno per diverso tempo e che con molta probabilità ostacoleranno il futuro sviluppo economico del paese. La quota del gas nelle esportazioni totali (25,7%) denota vulnerabilità in uno scenario di prezzi bassi per un periodo prolungato che ha un impatto negativo sulle esportazioni e sulle entrate statali. Ad esacerbare il quadro si aggiunge la domanda debole dal suo principale mercato di esportazione di beni, la Cina (35% delle esportazioni del Myanmar nel 2014, principalmente materie prime). Il Myanmar dipende inoltre dagli aiuti dall’estero, che oggi non sono più un grosso problema, dato l’impulso politico positivo, resta tuttavia il fatto che l’atteggiamento aperto e collaborativo dei militari non può essere dato per scontato. Inoltre il paese è esposto ad una ampia gamma di disastri naturali (cicloni, alluvioni e terremoti), con gravi ripercussioni sull’agricoltura e sulle finanze pubbliche.

…e un lungo processo di transizione economica

In uno dei paesi meno sviluppati dell’Asia, il contesto imprenditoriale difficile è spesso considerato uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo del Myanmar, dai nodi e colli di bottiglia del sistema infrastrutturale agli enormi black-out elettrici, lo skill mismatch (discrepanza tra domanda e offerta di competenze), uno stato di diritto incerto e la dilagante corruzione. Tutto ciò ci ricorda che la transizione del Myanmar verso una economia di mercato, avviata nel 1988, è ancora in atto e che quindi portare avanti le riforme economiche è essenziale per combattere gli impedimenti che ostacolano gli affari.

Dal 2011, le autorità hanno messo in atto riforme strutturali lampo connesse al sistema economico, fra le quali una riforma sul regime dei cambi (a favore di un tasso di cambio unificato a fluttuazione controllata del kyat) e la liberalizzazione del settore degli scambi commerciali, nonché a livello normativo con la promulgazione di un numero eccezionalmente alto di nuove leggi. Dal 2014, le riforme hanno subìto un significativo rallentamento durante il periodo pre-elettorale, probabilmente per favorire un percorso più graduale. La ristrutturazione delle società di stato e lo sviluppo del settore bancario e finanziario spiccano tra le priorità economiche del governo. Per quanto riguarda il primo punto è stata avviata una privatizzazione di diverse imprese statali, in particolare nel settore manifatturiero, ma potrebbe essere un processo lento – come si è già riscontrato in altri paesi comunisti come il Laos e il Vietnam – in quanto è altamente probabile che i militari difendano i propri interessi acquisiti in molti settori economici. In prospettiva, qualunque significativo progresso sarà fondamentale per competere con la maggior parte degli investitori esteri.

Sviluppare maggiormente il sistema bancario sottodimensionato è cruciale per sostenere il potenziale di crescita del Myanmar

In una economia dominata dai contanti il sistema bancario è piccolo e troppo poco sviluppato per soddisfare le esigenze finanziarie generate dall’economia in forte crescita del Myanmar. Il dominio statale continua a diminuire, laddove poche grandi banche di stato oggi possiedono meno della metà degli attivi bancari totali, a vantaggio delle tre principali banche commerciali private e di un grande numero di istituzioni di piccole dimensioni. In generale, si stanno facendo rapidi progressi, come dimostra il notevole sviluppo normativo, l’autonomia legale della Banca Centrale (sebbene in pratica dipenda ancora in parte dal Ministero delle Finanze), il lancio della Yangon Stock Exchange e la presenza di una dozzina di banche straniere (autorizzate). La loro presenza dovrebbe agevolare la disponibilità di capitale nel medio/lungo termine (MLT).

Nel frattempo il perimetro delle loro attività è delimitato (per es., non possono erogare crediti alle società locali) dai regolamenti della Banca Centrale. Inoltre tutte le banche devono fare i conti con il limite imposto dalla Banca Centrale sulla scadenza dei prestiti, che devono essere a un anno in linea con la durata dei depositi vincolati. In pratica però, i prestiti bancari solitamente vengono rinnovati per allungare le scadenze. Nel medio/lungo termine, le autorità monetarie porteranno avanti le riforme del settore bancario e finanziario, ma questo compito impegnativo potrebbe essere ostacolato dalle carenti capacità istituzionali.

Mancanza di esperienza e capacità istituzionali carenti saranno d’ostacolo ai piani governativi

La debolezza istituzionale trova riscontro nella scarsa qualità dei dati e delle statistiche dei conti pubblici, che necessitano di migliorie ma anche di minore opacità. In futuro le capacità governative saranno messe alla prova sul fronte del mantenimento della stabilità macroeconomica in vista degli IDE in crescita, della stabilizzazione del kyat, esposto a pressioni svalutative (dall’aprile del 2015 ha perso più del 25% contro l’USD), e del freno all’inflazione elevata (attorno al 10% dal 2015). L’inflazione dei prezzi al consumo è stata alimentata da una eccesiva espansione media (superiore al 45%) del credito al settore privato dal 2011, sebbene quest’ultimo stia ora lentamente calando.

Rischio finanziario modesto dalla cancellazione del debito del 2013/14

Il Myanmar presenta un rischio finanziario basso. I rapporti del debito estero sono bassi, con un rapporto debito/esportazioni stimato al 53,7% e un rapporto debito/PIL ad appena il 13,9% nel 2016, e le previsioni per i prossimi anni sono che rimangano stabili grazie alla forte attività economica. Questo quadro favorevole è in parte il risultato della cancellazione di una significativa parte del debito estero concessa dal Club di Parigi, il suo maggiore creditore, nel 2013-2014, in riconoscimento delle riforme politiche intraprese e del successo dello Staff-Monitored Program (SMP) del FMI allora in corso. Il Club di Parigi ha stralciato il 50% della quota insoluta del debito estero, ossia USD 6 mld, e ha rischedulato la restante metà al 2028 con una dilazione di sette anni. Inoltre un finanziamento ponte giapponese ha permesso di coprire il debito arretrato di USD 1 mld in essere con la Banca Mondiale e la Banca di Sviluppo Asiatico. In generale, il debito estero totale del Myanmar è sceso da USD 15,3 mld nel 2011 a USD 8,8 mld nel 2014. È importante notare che la cancellazione del debito ha aperto la strada ad una normalizzazione dei rapporti con i creditori multilaterali e bilaterali e quindi a nuovi prestiti dall’estero.

La liquidità esterna non è troppo preoccupante visto il basso livello del  debito a breve termine (3,9% dei proventi dalle esportazioni alla fine del 2015) e le riserve valutarie abbastanza ampie (nove volte) da coprire un servizio del debito modesto (3,2% delle esportazioni previsto per quest’anno). Oggi queste riserve, impattate dal calo delle esportazioni di gas e dall’aumento delle importazioni nel 2015, equivalgono a una copertura delle importazioni di 2,6 mesi, ossia al di sotto della soglia adeguata pari a 3 mesi. Tuttavia, le previsioni economiche solide e una prospettiva positiva in termini di IDE potrebbero migliorare gradualmente la situazione.