Risk driver e prospettive

Panama è un paese che ha conosciuto una crescita economica fenomenale e dove modesto è il livello dell'inflazione e della disoccupazione. Finanze pubbliche e conti con l'estero risultano sostenibili, la piena dollarizzazione giova alla stabilità macroeconomica e sono in atto sforzi di investimento volti a diversificare ulteriormente l'economia.

Poiché questi fattori – insieme al tollerabile livello del debito estero a breve termine – mitigano in certa misura il rischio di liquidità connesso alla limitatezza delle riserve ufficiali, il Gruppo Credendo valuta modesto il rischio politico a breve termine del paese (livello 3 su una scala da 1 a 7). Su un orizzonte di più lungo periodo, affiorano alcune vulnerabilità supplementari connesse a potenziali shock negativi sul fronte dei prezzi del petrolio, del commercio mondiale e delle condizioni internazionali di finanziamento. Tuttavia, il previsto mantenimento della stabilità politica e il fatto che la solvibilità sia sostenuta da una dinamica favorevole del debito estero inducono il Gruppo Credendo a valutare con pari positività il rischio politico a medio-lungo termine (livello 3).

Osservando il contesto in cui operano le imprese, si palesano come fattori positivi chiave la rapida crescita economica, la piena dollarizzazione e il consenso politico sui vantaggi delle politiche economiche liberali. Di forte utilità è inoltre la presenza di un sistema bancario ben sviluppato. Ciononostante, la corruzione è molto diffusa e la qualità istituzionale deve ancora migliorare. Per tali motivi, il Gruppo Credendo assegna al rischio sistemico commerciale di Panama una valutazione di livello medio (B in una scala da A a C).

Fatti & cifre

Pro

  • Politiche economiche liberali
  • Crescita fenomenale
  • Forte tasso di investimento
  • Fiducia internazionale

Contro

  • Corruzione endemica
  • Ridotto livello di produttività del lavoro
  • Necessità di promuovere l'inclusività
  • Vulnerabilità alle crisi del commercio mondiale

Principali prodotti esportati

  • Servizi di trasporto (21,0% delle entrate correnti totali), turismo (16,6%), prodotti lavorati (12,4%), servizi finanziari (4,8%)

Categoria di reddito

  • Medio-alto

Reddito pro capite

  • 10.970 USD

Popolazione

  • 3,9 milioni di abitanti

Descrizione del sistema elettorale

  • Mandato presidenziale: quinquennale, non sono ammessi mandati consecutivi, ultime elezioni maggio 2014
  • Mandato dell'Assemblea nazionale: quinquennale, ultime elezioni maggio 2014

Capo di Stato e di governo

  • Presidente Juan Carlos Varela

Valutazione Rischio Paese

Una storia turbolenta

Geograficamente parlando, Panama occupa la parte più stretta e sud-occidentale del corridoio di terra che unisce il Nord al Sud America. Tuttavia, ciò che ha plasmato la sua storia politica non sono stati tanto i rapporti coi vicini paesi centroamericani quanto le relazioni con la Colombia. Infatti, all'atto di dichiarare l'indipendenza dalla Spagna nel 1812, Panama non entrò nella Federazione Centroamericana, bensì scelse di unirsi alla Gran Colombia di Simon Bolivar. E anche dopo l'uscita di Venezuela ed Ecuador dall'unione, avvenuta nel 1830, Panama continuò a rimanere sotto il dominio colombiano per altri settant'anni.

L'indipendenza dalla Colombia fu infine dichiarata nel 1903. Solo pochi mesi prima, gli Stati Uniti avevano avviato una politica di sostegno ai separatisti panamensi. Questa mossa degli USA era la risposta alla mancata ratifica, da parte del congresso colombiano, del trattato di concessione che avrebbe permesso agli Stati Uniti di completare e quindi gestire a condizioni favorevoli il canale transcontinentale che era allora in fase di realizzazione. La strategia funzionò, e Washington riuscì a concludere un trattato analogo con il nuovo governo panamense pochi giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza.  Tra l'altro, in base all'accordo, gli Stati Uniti acquisivano "diritti di sovranità" sull'area oggi nota con il nome di "Zona del Canale", ossia la striscia di terra di otto chilometri che costeggia le due sponde del Canale. La sovranità panamense su quel territorio fu ripristinata solo il 31 dicembre 1999, ma gli Stati Uniti conservano tuttora il diritto a difendere il Canale con la forza militare in caso di necessità.

Quello del 1903 non fu né il primo né l'ultimo episodio di intromissione da parte di Washington negli affari interni panamensi a difesa di interessi geopolitici ed economici. È noto che nel dicembre del 1989 gli USA invasero brevemente il Panama allo scopo di deporne il dittatore, Manuel Noriega (un despota militare un tempo alleato degli USA, che nel corso degli anni aveva assunto poteri in modo sempre più controverso: coinvolto nel narcotraffico e nel riciclaggio di denaro sporco, si era reso responsabile di una spudorata manipolazione dei risultati elettorali ed era accusato di aver orchestrato la sparizione e l'assassinio di numerosi opponenti politici).

La transizione verso la democrazia liberale

Il "dopo-Noriega" ha visto il ripristino della democrazia, e dal 1990 ad oggi tutti i presidenti eletti hanno completato il loro mandato quinquennale. La stabilità politica dovrebbe continuare a regnare, nonostante le numerose questioni controverse. Attualmente sul tavolo, a livello nazionale, sono l'inclusività della crescita economica, la lotta alla corruzione, la gestione del Canale e la sicurezza sociale, nonché l'impatto ambientale delle attività minerarie oggi in fase di espansione.

L'attuale presidente del Panama è il conservatore Juan Carlos Varela del Partito Panameñista (PP). Valera ha vinto le elezioni del 2014 con un programma di netta e vigorosa opposizione al presidente uscente Ricardo Martinelli del partito di centro-destra Cambiamento Democratico (CD) condannando, tra l'altro, la corruzione della sua amministrazione e la sua presunta intenzione di voler rimanere aggrappato al potere (per il corpo elettorale non fu un buon segno quando Martinelli – costituzionalmente impossibilitato a correre per il secondo mandato consecutivo – decise di promuovere la moglie come candidato alla vicepresidenza nelle liste del CD). Tuttavia, nonostante la retorica pre-elettorale, Varela ha finito con l'aderire in larga misura alle politiche del suo predecessore. Questo, in parte, perché il PP non è riuscito ad aggiudicarsi una maggioranza legislativa, e quindi stenta a mantenere la promessa elettorale di "porre fine" alla corruzione e incentivare l'inclusione sociale. Ma il motivo è anche un altro: Valera non ha mai inteso rinunciare a quell'orientamento pro-mercato che ha favorito la crescita e attirato gli investitori esteri a Panama.

L'ormai consolidato liberalismo economico è palese anche nelle relazioni internazionali. Panama ha sottoscritto accordi di libero scambio con l'Unione europea e gli Stati Uniti e stretto analoghe intese con numerosi paesi della regione. Il paese è inoltre candidato all'adesione all'Alleanza del Pacifico, un blocco commerciale dinamico costituito da Messico, Colombia, Perù e Cile, e se dovesse entrare a farvi parte, l'integrazione economica di Panama nell'America Latina riceverebbe un ulteriore impulso.

Più che un canale

Considerando che Panama ha una popolazione inferiore ai quattro milioni di anime, non sorprende che il famoso Canale omonimo abbia svolto, e svolga tuttora, un ruolo determinante nello sviluppo economico nazionale. Oggi, cent'anni dopo la sua inaugurazione, attraversano ogni anno il Canale di Panama 14 mila imbarcazioni, per un carico complessivo di oltre 300 milioni di tonnellate di merci, un traffico pari al 5% circa del commercio mondiale. Non solo: questi numeri, già di per sé impressionanti, sono destinati a crescere da aprile del 2016, quando giungerà a completamento (con circa diciotto mesi di ritardo sulla tabella di marcia) il progetto di ampliamento del canale avviato nel 2007. L'opera permetterà di raddoppiare la capacità di traffico sugli 82 chilometri di lunghezza del corso d'acqua, aumentando il numero di passaggi e assicurando la transitabilità a imbarcazioni di stazza superiore.

Oltre a generare introiti con i pedaggi, il Canale ha anche favorito lo sviluppo in maniera più indiretta. Ad esso va il merito di aver reso Panama uno snodo logistico regionale, con una ferrovia e una pipeline transcontinentali a completamento della via d'acqua e un porto franco, la Zona Franca di Colòn, all'imbocco atlantico del Canale, che è il secondo al mondo per grandezza. Infine, la posizione centrale di Panama nelle Americhe ha fatto sì che il paese divenisse un affermato centro d'affari, con una industria alberghiera e del trasporto aereo all'altezza della sua importanza.

Ma se c'è una cosa, oltre al Canale, per cui Panama è famosa, sono di certo le sue banche offshore. Tristemente noti per il ruolo accomodante assunto rispetto al narcotraffico e al riciclaggio di denaro sporco nell'era Noriega, gli istituti finanziari hanno fatto molta strada da allora. Oggi il sistema bancario è giudicato affidabile dal Fondo monetario internazionale (FMI), con una solida qualità degli asset, un rischio di credito modesto e buffer patrimoniali (balance-sheet buffers) degni di nota. La solida espansione e il livello relativamente alto di credito al privato indicano inoltre che il settore ha agevolato la crescita economica (cfr. grafico).

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La solidità del settore bancario potrebbe ricondursi in parte al fatto che Panama non ha una Banca centrale. Il paese, infatti, non dispone di una valuta propria, se si eccettuano alcune monete di valore simbolico, e utilizza preferibilmente il dollaro statunitense come valuta a corso legale. L'assenza di un "prestatore di ultima istanza" pone le banche nella condizione di non poter contare su alcun salvataggio esterno in caso di problemi a livello di portafoglio, incoraggiando di conseguenza una gestione prudente.  Questo laissez-faire, tuttavia, comporta anche dei rischi. Si pensi, in particolare, alle lacune strategiche che il Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) ha ravvisato nel quadro nazionale in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo (AML/CFT) e che hanno indotto molti paesi a chiedere ai propri istituti finanziari di tenere controllate le transazioni panamensi. Il paese sta attuando una serie di riforme allo scopo di migliorare la trasparenza finanziaria, tuttavia i ritardi potrebbero ancora minare la fiducia degli investitori e impedire l'accesso al sistema di pagamento internazionale e ai mercati dei capitali.

La diversificazione oltre i servizi

Come snodo logistico, bancario e dei servizi alle imprese, Panama somiglia più alla "Tigre asiatica" Singapore che agli altri paesi della regione. La sua economia ha però conosciuto una certa diversificazione. Soprattutto, a partire dalla metà degli anni 90, Panama ha sviluppato con successo il settore del turismo. Se si considera l'America Centrale (escludendo il Messico e i Caraibi), il paese è oggi al secondo posto per numero di visitatori dietro alla sola Costa Rica – da tempo ormai destinazione prediletta dell'ecoturismo – e questo aiuta a spiegare come mai i servizi rappresentino più del 70% del PIL panamense.

Per quanto riguarda i settori primari, appare evidente che la fortuna geografica di Panama va ben oltre il fatto di trovarsi nel punto più stretto tra l'oceano Atlantico e l'oceano Pacifico. Per prima cosa, vi è un ampio margine di crescita nei settori della pesca e dell'agricoltura, che in larga misura sono rimasti sottosviluppati, nonostante un tempo le banane avessero costituito uno dei principali prodotti di esportazione, prima che il settore venisse decimato dalle quote di importazione imposte dall'UE negli anni 90. Panama abbonda poi di risorse naturali, con notevoli giacimenti d'oro, d'argento, rame e carbone. Ultimamente – e nonostante le relative preoccupazioni ambientali – il paese ha iniziato a sfruttarne in parte il potenziale. In particolare, la società canadese First Quantum Minerals, sta investendo più di 6 miliardi di dollari statunitensi (un importo superiore alle spese di ampliamento del Canale) per sviluppare una nuova grande miniera di rame. Quando diventerà operativa, si prevede nel 2018, darà un forte impulso alle esportazioni panamensi. Infine, per ubicazione e geografia, Panama vanta un enorme potenziale nella generazione di energia termica e idroelettrica. I piani governativi di investimento nel settore dovrebbero col tempo ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio.

Quanto ai settori secondari, la produzione industriale è rimasta prevalentemente limitata alle attività che si svolgono nella Zona Franca di Colón. Costruzione ed edilizia hanno mostrato maggiore dinamismo grazie agli investimenti pubblici nelle infrastrutture (ampliamento del Canale e realizzazione di una rete metropolitana nella capitale) e alla domanda del settore privato (lo skyline della città di Panamà è dominato dai grattacieli che ospitano le sedi regionali di società multinazionali).

Una superstar della crescita

Negli ultimi anni, il boom degli investimenti pubblici e la fiducia internazionale e dei consumatori hanno permesso a Panama di conquistare la posizione di economia a più rapida crescita delle Americhe (cfr. grafico). Nei dieci anni che hanno preceduto il 2014, la crescita reale del PIL ha conosciuto una media dell'8,6% l'anno. Nel 2014, per effetto delle difficili relazioni commerciali con un problematico Venezuela e di un rallentamento degli investimenti, il tasso di espansione è sceso alla percentuale, ancora elevata, del 6,2%. Questo valore pare essere in linea con il potenziale di medio periodo. Infatti, le previsioni di crescita economica elaborate dall'FMI per gli anni a venire oscillano tra il 6% e il 7%.

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Eppure, nonostante la crescita fenomenale e il tasso di disoccupazione sceso ai minimi storici, nel paese alligna un forte malcontento sociale a causa degli elevati livelli di povertà e di ineguaglianza. In questo elemento va vista la principale sfida di medio termine con cui deve misurarsi il paese: mantenere alti i livelli di crescita aumentando al contempo l'inclusività. Una valutazione ottimistica suggerisce che i due obiettivi sono complementari: man mano che gli investimenti pubblici rallenteranno, essi verranno sostituiti dagli aumenti di produttività del lavoro quale nuovo motore di crescita, che porteranno benefici ai lavoratori. Per imboccare questa strada servono tuttavia delle politiche attive. In particolare, sarà necessario sostenere il capitale umano con investimenti nell'istruzione e nella formazione, così come nell'assistenza sanitaria. Opportuno sarebbe inoltre promuovere una maggiore partecipazione della forza lavoro femminile. Infine, vi è la possibilità di realizzare ulteriori aumenti di efficienza attraverso il rinnovamento delle politiche per il mercato del lavoro e il rafforzamento delle istituzioni.

Una gestione credibile delle finanze pubbliche

Nel complesso, i decisori politici panamensi sembrano essere dotati di tutti gli strumenti necessari per poter affrontare le sfide economiche di medio termine. Come è ovvio, i cospicui investimenti pubblici hanno comportato notevoli disavanzi di bilancio e un maggiore indebitamento pubblico; ma poiché il PIL cresceva a un ritmo sorprendente, il rapporto disavanzo/PIL e l'indice di indebitamento sono rimasti disciplinati.
Alla fine del 2014 il debito pubblico, comprese le passività dell'Autorità del Canale di Panama (ACP), si attestava al 45,6% del PIL, una percentuale bassa, storicamente parlando, anche se più elevata rispetto al 2013. In più, dal momento che la contrazione degli investimenti dovrebbe ridurre gradualmente i deficit di bilancio – dal 6,6% del PIL nel 2014 a meno del 2% dal 2017 in poi – l'FMI prevede che il debito pubblico scenderà al 40% circa del PIL nei prossimi cinque anni.

Le finanze pubbliche sono quindi ritenute sostenibili e capaci di assicurare un margine di manovra fiscale per l'attuazione di politiche anticicliche nel caso dovessero presentarsi rischi di flessione – come shock negativi a danno del commercio mondiale o delle condizioni internazionali di finanziamento. Questo aspetto, insieme alla piena dollarizzazione dell'economia panamense – che rende impossibile finanziare i disavanzi pubblici battendo moneta – infonde fiducia nei mercati finanziari. Prova ne è il fatto che gli Eurobond a 10 anni emessi da Panama nel marzo 2015, per un totale di 1,25 miliardi di USD, sono stati collocati a un rendimento del 3,89%, con uno spread record di soli 178 punti base rispetto ai titoli di Stato USA.

Pesano invece alcune lacune sulla gestione a più lungo termine delle finanze pubbliche. Innanzitutto, a causa delle frequenti revisioni e delle ottimistiche ipotesi in ordine al gettito del Canale, l'attuale legge in materia di responsabilità sociale e fiscale non può essere un valido punto fermo della politica sul lungo periodo. Sarebbe il caso di modificarla. Inoltre, le ingenti passività potenziali del governo non comprese nelle statistiche ufficiali sul debito (in particolare, gli impegni pensionistici senza copertura, che ammontano a circa il 24% del PIL) stanno a indicare che i buffer fiscali devono essere rafforzati. Le sovvenzioni non mirate, infine, costituiscono un rischio fiscale e vanno gradualmente eliminate. A tale proposito, sono già stati compiuti alcuni passi avanti: infatti, l'abbassamento dei prezzi del petrolio ha permesso di ridurre le sovvenzioni all'acquisto di elettricità.

Solide la liquidità esterna e la solvibilità

La dollarizzazione, oltre a suggerire prudenza nella gestione bancaria e nelle politiche fiscali, ha sempre avuto il merito di tenere a bada l'inflazione. Eppure, dal 2010, i prezzi al consumo panamensi sono cresciuti molto più rapidamente che negli Stati Uniti. I lavoratori hanno scioperato per chiedere aumenti salariali in diversi settori dell'economia e l'inflazione è diventata uno degli argomenti chiave nelle elezioni politiche del 2014. Tenendo fede a una promessa elettorale, il Presidente Varela, appena entrato in carica, ha adottato una politica di controllo dei prezzi sui generi alimentari. Questo blocco dei prezzi, se da un lato ha contribuito ad attenuare il problema (insieme all'abbassamento dei prezzi internazionali delle materie prime), ha dall'altro fatto temere che vi fosse in cantiere un maggiore interventismo dello Stato. Timori smentiti, perché Valera, nel complesso, è rimasto fedele alle politiche economiche liberali.

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Un effetto del mantenimento della politica pro-business si è visto sul fronte degli investimenti esteri diretti (IED), dove i flussi in entrata sono rimasti solidi. Tenendo conto della dimensione dell'economia panamense, infatti, gli afflussi netti di IED eclissano facilmente quelli dei paesi vicini dell'America latina (cfr. grafico).

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Soprattutto, gli afflussi netti di IED hanno compensato ampiamente i cospicui disavanzi correnti di Panama (cfr. grafico). Questo fattore mitiga il rischio connesso a tali squilibri esterni, poiché i flussi di IED sono considerati una fonte di finanziamento che non genera debito. Infatti, nonostante i recenti disavanzi correnti, pari al 12% del PIL – in larga misura riconducibili alle importazioni di capitali legate agli investimenti nelle infrastrutture – il ricorso al credito a breve termine è minimo e il debito estero totale (escluse le passività bancarie) è sceso oggi da oltre il 70% del PIL (fine 2010) a meno del 50%.

Per gli anni a venire si prevedono dinamiche esterne positive. Quando i progetti di investimento saranno quasi ultimati e le operazioni inizieranno, la crescita delle importazioni rallenterà, mentre i proventi da esportazione dovrebbero subire una forte accelerazione. Di conseguenza – pur rimanendo alcuni rischi di flessione legati agli effetti negativi della concorrenza di un dollaro USA forte – si prevede che il disavanzo corrente di Panama piomberà sotto il 10% del PIL a partire dal 2017. A questo dato già di per sé sostanziale, si aggiunge il fatto che il persistente vigore dei flussi di IED dovrebbe mantenere l'indebitamento estero su una traiettoria discendente, a sostenere sia la liquidità che la solvibilità.