Kazakistan: Una nazione che si appresta a sfruttare le sue vaste risorse naturali e l'attrattiva che esercita sugli investitori
Punti salienti
- I fondamentali macroeconomici solidi del Kazakistan promuovono la resilienza economica, nonostante il susseguirsi di shock esterni.
- Le prospettive di MLT si fondano sull’attesa accelerazione del Middle Corridor in un contesto di diversificazione della catena di approvvigionamento globale, rafforzamento degli IDE (in particolare nell’ambito dei minerali critici) e di intensificazione dell’integrazione commerciale regionale.
- I principali rischi per il Kazakistan derivano dalla dipendenza dalla propria industria petrolifera nazionale di importanza cruciale, vulnerabile alla guerra in Ucraina e soggetta all’influenza della Russia.
- Tuttavia, l’industria petrolifera kazaka mitiga le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente e dell’attuale crisi dei carburanti in Russia.
- L’outlook del rischio politico di MLT è stabile dopo la recente promozione a 4/7.
Pro
Contro
Capo di Stato
Capo del Governo
Popolazione
PNL pro capite
Fascia di reddito
Principali prodotti esportati
Resilienza economica e buone prospettive sul MLT
Nonostante i diversi shock esterni degli ultimi anni (Covid-19, guerra in Ucraina, conflitto in Medio Oriente), l’economia del Kazakistan ha continuato a mostrarsi resiliente. I fondamentali macroeconomici sono sani, con finanze pubbliche solide (l’anno scorso il debito pubblico era pari al 25% del PIL, il disavanzo di bilancio era limitato al 3% del PIL), un disavanzo di parte corrente gestibile e debito con l’estero e servizio del debito contenuti.

L’economia del paese beneficia anche degli investimenti collegati all’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative) e della stabilità politica sotto il governo in via di consolidamento del Presidente Tokayev – sebbene sporadicamente siano scoppiate delle proteste, con un picco a gennaio 2022 quando è intervenuto l’esercito russo per sedare i disordini. Anche l’impulso al commercio regionale e alla connettività – in particolare con l’Uzbekistan – con ogni probabilità sosterrà le prospettive economiche, mentre nel quadro della riconfigurazione delle catene di approvvigionamento globali e della ricerca di maggiore diversificazione e resilienza economica, le grandi potenze (inclusa l’UE) hanno mostrato grande interesse per il forte potenziale economico e commerciale del Kazakistan, e per le sue vaste risorse naturali. Non vi è dubbio che il Kazakistan sia provvisto di una ingente ricchezza di materie prime, inclusi petrolio, gas, uranio e minerali critici, che conducono a forti impegni commerciali e di investimento in infrastrutture digitali e di trasporto, in logistica, energia e minerali critici. Inoltre, Astana scambia le proprie risorse in cambio di accesso alle tecnologie. Le autorità kazake intendono trasformare il paese in un polo digitale e dell’IA dell’Asia Centrale, beneficiando del supporto cruciale della Cina per modernizzare la propria tecnologia, come nel caso dello sviluppo del progetto della “Data Centre Valley” nel nord-est del paese. Tutto questo contribuirà alle rosee prospettive economiche del Kazakistan, motivo per cui il giugno scorso il rating di rischio politico di MLT del paese ha incassato una promozione da 5/7 a 4/7.
L’industria del carburante del Kazakistan: vittima collaterale della guerra in Ucraina
Nel frattempo, l’economia kazaka continua ad essere trainata principalmente dal settore dell’petrolio e del gas, motivo per cui, con esportazioni petrolifere che rappresentano quasi la metà delle entrate correnti totali, Astana intende diversificare la propria economia per ridurre le vulnerabilità petrolifere e la dipendenza dalla Russia. Infatti, le prime rendono il paese dipendente dai prezzi internazionali volatili, mentre la seconda esposizione rappresenta un punto debole con la guerra in atto in Ucraina, in quanto l’oleodotto strategico del Caspian Pipeline Consortium (CPC, che copre l’80% delle esportazioni petrolifere kazake) passa attraverso la Russia. Oltre a fornire potere politico ed economico alla Russia, come testimoniato dalle svariate chiusure e interruzioni temporanee del passato, questo rischio vitale si è reso manifesto in modo sempre più lampante quando i droni ucraini hanno colpito la sezione russa del CPC e le petroliere nel Mar Nero nel 2025 e all’inizio di quest’anno. I danni che ne sono conseguiti hanno portato all’interruzione della produzione petrolifera, riducendo le esportazioni e la crescita del PIL. Fino a quando il conflitto in Ucraina proseguirà – e al momento la possibilità di una tregua appare remota – permarrà il rischio di ulteriori attacchi che genereranno rischi economici e di sicurezza, minacciando la posizione di neutralità del Kazakistan rispetto al conflitto. Questa situazione potrebbe migliorare nei prossimi mesi, dopo che in agosto, su richiesta degli USA, Kiev ha accettato di sospendere gli attacchi alle infrastrutture del CPC e alle petroliere che servono le esportazioni petrolifere kazake.

Il Middle Corridor beneficerà di una espansione accelerata
Un altro rischio legato al conflitto è dovuto alle sanzioni secondarie dell’UE contro le riesportazioni kazake verso la Russia, nel caso in cui dovessero eludere sanzioni esistenti. Sebbene alcune organizzazioni e banche siano state fatte oggetto di sanzioni da parte dell’UE, il rischio viene comunque mitigato dalle buone relazioni bilaterali e dall’importanza geoeconomica che il maggiore paese dell’Asia Centrale rappresenta per l’UE. Ma soprattutto, nel medio/lungo termine Astana è intenzionata ad accelerare l’espansione del commercio attraverso il cosiddetto “Middle Corridor” (noto anche come Trans-Caspian International Transport Route, una rotta commerciale intermodale che collega la Cina con l’Unione Europea), che aggira la Russia. Ci vorranno però molti anni per la modernizzazione delle infrastrutture, e il miglioramento in termini di logistica, normative e dogane per renderlo più interessante ed efficiente.
La produzione petrolifera mitiga l’impatto del conflitto in Medio Oriente
Per quanto riguarda l’attuale conflitto in Medio Oriente, Il Kazakistan sembra avviato a diventare uno dei vincitori relativi, grazie al suo settore petrolifero e agli elevati prezzi internazionali che compensano ampiamente la riduzione della produzione di petrolio e fanno aumentare il valore delle esportazioni. Il Paese è stato inoltre risparmiato dalla carenza di carburante legata alla crisi dei prodotti petroliferi raffinati in Russia. Tuttavia, ciò non eviterà che la crescita del PIL deceleri al di sotto del 4% nel MLT rispetto al livello massimo degli ultimi 14 anni raggiunto nel 2025 (+6,5%).

L’aumento dei costi dei fattori di produzione e l’espansione fiscale potrebbero mantenere l’inflazione a doppia cifra per un periodo prolungato, mentre il disavanzo delle partite correnti si sta ampliando a causa dell’aumento delle importazioni. Sul versante positivo, le prospettive relative al debito estero e alle partite correnti appaiono piuttosto stabili nei prossimi anni. In prospettiva, l’attenzione sarà rivolta alle riserve valutarie (escluso l’oro), che hanno seguito un andamento al ribasso dall’aprile 2025, con un calo di oltre il 30% registrato nel giugno 2026 (pari a sei settimane di importazioni).

D’altra parte, i rischi di liquidità sono notevolmente attenuati dalle ingenti riserve auree e dai potenziali trasferimenti provenienti dal fondo sovrano del Kazakistan, alimentato dai proventi del petrolio. Quest’ultimo equivale a tre volte il volume delle riserve valutarie, contribuendo al buon rating del rischio politico a breve termine del Kazakistan (2/7).
Analista: Raphaël Cecchi – r.cecchi@credendo.com